Il Santuario

Il Santuario di Santa Maria della Natività e San Ciro rappresenta da secoli il cuore spirituale della città di Portici e custodisce la profonda devozione del popolo porticese verso San Ciro di Alessandria, medico e martire del III secolo, venerato come protettore degli ammalati.

La storia del Santuario è strettamente legata alla drammatica eruzione del Vesuvio del 1631, che distrusse l’antica chiesa parrocchiale del paese. Dopo quella tragedia, la comunità di Portici decise di edificare una nuova e più grande chiesa in un’area chiamata “lo Petruso”, dando vita a un’opera che coinvolse direttamente tutto il popolo: cittadini, famiglie e confraternite contribuirono con offerte, beni preziosi e lavoro manuale per la costruzione del nuovo tempio. 

I lavori iniziarono nel 1632 e la nuova chiesa fu inaugurata il 9 maggio 1642. L’edificio originario presentava una struttura a tre navate con cappelle laterali, diventando presto il principale luogo di culto della città. Nel corso del Settecento, durante il periodo di grande sviluppo di Portici legato alla presenza della Reggia borbonica, la chiesa fu ampliata e arricchita grazie all’intervento dell’architetto Domenico Antonio Vaccaro, al quale si devono la cupola e le torri campanarie che ancora oggi caratterizzano il profilo del Santuario. 

All’interno del Santuario sono custodite importanti opere d’arte e preziose testimonianze della fede popolare. Sull’altare maggiore si trova la “Natività di Maria” di Luca Giordano, mentre nella cappella dedicata al Santo è venerata la statua di San Ciro e la reliquia di una parte del suo cervello, meta di continua devozione da parte di fedeli e pellegrini. 

Nel tempo il Santuario è diventato il simbolo religioso e identitario della città.

Ogni anno, il 31 gennaio, memoria liturgica del Santo, e la prima domenica di maggio, con la storica processione per le strade cittadine, migliaia di fedeli rinnovano il loro legame con San Ciro, in una tradizione che attraversa generazioni e continua ancora oggi a vivere nel cuore della comunità porticese. 

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