"La Santità è la misura della vita cristiana" San Giovanni Paolo II
La Solennità di tutti i Santi è per noi motivo di grande gioia e di grande speranza. Ci rallegriamo nel sapere che tanti nostri fratelli e sorelle hanno raggiunto Dio per mezzo della santità operata dalla grazia di Dio.
D’altra parte questo ci da una grande speranza: anche noi riceviamo la grazia di Dio, per essere santi e immacolati nell’amor, come ci dice S. Paolo (cf. Ef. 1,14).
- La prima lettura ci fa contemplare l’assemblea celeste formata da innumerevoli persone.
- La seconda lettura ci parla della figliolanza divina che ci è stata data e che è all’origine della nostra santità.
- Nel Vangelo Gesù ci mostra la via per raggiungere la santità: le beatitudini predicate da Gesù.
- Le beatitudini sono un programma di vita, ottimistico: Gesù ripete nove volte il termine <<beati>. Proclama la beatitudine di tante persone e ci invita a raccogliere questa beatitudine nella nostra vita.
- <<Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli>>. È la prima beatitudine, che secondo alcuni studiosi, contiene tutte le altre.
- L’espressione <<poveri in spirito>> deve essere capita bene. Essa indica che la condizione della santità è il distacco dalle ricchezze materiali. Chi si attacca alle ricchezze materiali è come trascinato da un peso enorme verso il basso, e sempre più.
Invece, per giungere alla santità, occorre essere leggeri, per poter accogliere la grazia di Dio e vivere attratti dalle <<cose di lassù>>, come ci ha insegnato S. Paolo nella Lettera ai Colossesi (3:1-): <<Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo è siede alla destra di Dio. Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra; poiché voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio>>.
Anche i ricchi sono invitati ad essere poveri in spirito, cioè, a non essere attaccati alle loro ricchezze, ma a servirsene per il bene degli altri, per favorire iniziative buone. San Leone Magno riconosceva che effettivamente molti ricchi hanno questo spirito di povertà, si servono delle loro ricchezze per il bene del prossimo, nel miglior modo possibile.
- La condizione fondamentale per essere beati è dunque il distacco dai beni materiali. Anche un povero può essere attaccato alla ricchezze materiali che non ha, cioè, può vivere desiderandole e invidiando chi li possiede, e questo è dannoso per la sua vita spirituale.
- Chi è povero, ovviamente deve cercare di avere tutti i mezzi necessari per vivere, ma deve anche rallegrarsi perché si trova in una favorevole per vivere nell’amore. Ed effettivamente vediamo come in ambienti poveri lo spirito di fratellanza sia più presente che in ambienti ricchi, dove la preoccupazione per la ricchezza crea barriere tra le persone.
- Non potendo prendere in considerazione tutte le beatitudini, mi limiterò a commentarne solo alcune.
- <<Beati i puri di cuore perché vedranno Dio>>. In passato questa beatitudine veniva interpretata come la beatitudine delle persone che vivono la castità, la purezza. Essa allora significherebbe non avere desideri o vendo nell’amore piaceri sessali. In realtà essa è molto pi estesa.
- Essere puri di cuore vuol dire non avere nel cuore nessun pensiero cattivo, nessuna intenzione non retta. Quindi si tratta di essere puri non soltanto nel campo della sessualità, ma anche in quello della giustizia, ella carità, dello spirito fraterno. In definitiva, l’espressione <<puri di cuore>> indica le persone che sono veramente piene di amore verso Dio e verso il prossimo.
- La purezza non una privazione. M auna pienezza; essa è possibile solo se il cuore è pieno di amore verso Dio e verso il prossimo. I puri di cuore possono vedere Dio, proprio che Dio è amore e, vivendo nell’amore, si è in comunione con lui.
- <<Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia>>. Questa è una beatitudine che si riferisce a grandi sofferenze, ed è significativa.
Ricordo la testimonianza di un missionario che in Cina era tasto catturato dai comunisti e sottoposto ad un processo popolare. La gente diceva ogni sorta di male contro di lui, per evitare fastidi da parte dei comunisti.
Egli soffriva molto per questo, ma nello steso tempo provava in sé una grande gioia: sentiva si essere unito a Gesù nella sua passione, e questo gli procurava una vera beatitudine in mezzo alle sofferenze.
- Il Signore ci invita a rallegrarci anche quando dobbiamo soffrire, perché la sofferenza è un’occasione per amare in maniera più disinteressata, più generosa, unione con la passione di Gesù. l’Apostolo Pietro ha compreso tutto questo, e nella sua prima Lettera dice: <<Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Beati voi, se venite insultati pe il nome di Cristo. (1,Pt 4,13-14).
- I santi sono veramente quelli che hanno vissuto le beatitudini, hanno progredito verso la gioia pura, la gioia dell’amore perfetti di Dio.
- Nella prima Lettura l’Autore della Apocalisse ci descrive una spettacolo meraviglioso; ci indica che la santità non è riservata ad alcune persone privilegiate, ma è una grazia che Dio riversa su una moltitudine immensa; Dio la vorrebbe riversare su tutti.
